Friday for Sarno

Si spera sempre in un futuro migliore, che sia personale o globale. La speranza genera comunità e l’insieme delle parti, invece, la coesistenza. Urlare contro un qualcosa provocato dall’uomo stesso è cosa assurda, ma non si può evitare. Urlare contro il proprio essere è il miglior modo per calpestare gli effetti delle conseguenze di scelte politiche, ambientali e istituzionali. Chi ci rappresenta, rappresenta appunto quanto di più oscuro e nascosto abbiamo sotto la nostra pelle. D’altra parte vi è chi, nella sua purezza e ingenuità, mette in evidenza quella verità allontanata da tutti pur di giustificare le proprie azioni. Che sia Greta o ogni studente di questo mondo, scendere in piazza con cartelloni e megafoni è, da sempre, il miglior modo per generare terrore a chi di terrore ne ha generato. A Sarno, il 27 settembre 2019, io ho sentito, nelle urla di quasi 2000 ragazzi, la voglia di cambiare ciò che si sta vivendo. Un inno al miglioramento della propria condizione d’esistenza che, man mano, si è circondato di fumo, cenere, diffidenza e disuguaglianza.

Il #FridayforSarno nasce proprio dalla paura, dalla necessità, dalla possibilità di vivere un mondo migliore. Questa è la risposta degli studenti agli eventi del 20 settembre 2019, quando il monte Saretto, in fiamme, ha perso oltre cinquemila alberi.