La leggerezza dell’umano

Se una reazione condizionata permette di agire secondo uno degli schemi mentali o emotivi analizzati nel complesso animale, un riflesso razionale può essere delineato nella sfera intellettiva che accomuna l’uomo alla capacità di agire secondo una logica. L’animale non-razionale agisce naturalmente seguendo la sfera emotiva legata all’adattamento dell’ambiente circostante, dunque come conseguenza a quest’ultimo. L’uomo, d’altro canto, agisce esclusivamente seguendo i propri schemi di adattamento legati alla propria conservazione e successivamente all’ambiente che vive. Si tratta di una differenza sottile ma sostanziale in termini di armonia del tutto nell’evoluzione naturale delle cose. In tempi di pandemia, questo ragionamento detta la linea guida dell’analisi comportamentale sociale e attuale. Per questo motivo, anche se risulta complicato analizzare la genesi della pandemia legata al Covid-19, si può comprendere apertamente uno dei motivi fondamentali per cui, in una fase successiva, si è diffuso in modo così sostanziale: l’egoismo umano. Le forme di egoismo sono differenti tra le specie: se in quella non-razionale è legata al puro istinto materno o di sopravvivenza, in quella razionale deriva da un insieme di azioni consapevoli e consequenziali al mantenimento del proprio status individualista, dunque volontario. La difficoltà nel cambiare le abitudini di una società territoriale o mondiale prosegue parallelamente all’impossibilità di convincere l’insieme degli elementi che la vivono a rimodulare le proprie azioni in vista del prossimo. L’incapacità razionale di un essere razionale è impossibile da comprendere, soprattutto per chi cerca di ricostruirla, analizzarla o di coglierla al fine di comprometterla.

L’uomo rende personale la distruzione ambientale in quanto sa perfettamente che, in tempi di pandemia, un guanto monouso gettato sul territorio personale resta infetto almeno per tre giorni. Un piccione invece è inconsapevole del fatto che la perdita del piumaggio è spontanea, dunque naturale. Differenze sostanziali tra chi provoca volontariamente un distanziamento personale dal corso naturale degli eventi e chi invece lo vive totalmente anche senza raziocinio. L’uomo rischia di divenire un nuovo virus per il pianeta e per chi naturalmente lo vive.

Verso una nuova umanità

Napoli, 3 Marzo 2020

Dal primo caso di contagio da Covid-19 in Italia, il flusso della nuova malattia del ceppo di Coronavirus che circola tra la popolazione si estende sempre di più. Ad oggi, 18 Marzo, contiamo più di 20.000 contagi ed oltre 2000 persone decedute. La curva esponenziale preoccupa principalmente l’istituzione sanitaria del paese che si ritrova ad affrontare il duro colpo della mancanza di posti letto in dimensioni d’eccellenza del campo medico, come la Lombardia. Le autorità hanno ben pensato di mettere in atto dei decreti che stabiliscano la sicurezza tra la popolazione, attraverso dei provvedimenti di isolamento dalla società. L’uomo diviene nuovamente la causa per il quale tutto il meccanismo istituzionale si muove. Garantire sicurezza, attraverso la sottoscrizione di un documento che giustifichi gli spostamenti permette di stabilire una linea tra il buon cittadino e quello cattivo, dunque aiuta alla comprensione sociologica attuale. Molte regioni infatti richiedono l’ausilio delle forze armate per bloccare le futili volontà dell’individuo che non rispetta ciò che è stato decretato oltre a stabilire una circoscrizione territoriale al fine di contenere la possibile fuoriuscita o, in rarissimi casi, l’entrata del virus. Si tratta di mettere in pratica un distanziamento sociale, evitando l’agglomerato di cittadini in spazi pubblici, cosa che ne limita l’espansione. Successivamente, non resta che analizzare il risultato finale sperato dalle istituzioni tutte: quello di vedere la molteplicità degli individui capaci di comprendere il proprio status di cittadini solidali, arrivando anche a limitare la propria libertà personale al fine di garantire quella sociale. Da sentimenti quali la paura e l’incertezza generate da catastrofi come questa, l’uomo riscopre sempre un nuovo tipo di umanità. Solo quando si ritrova a fare i conti con la paura della propria finitudine, l’uomo acquisisce la consapevolezza della propria condizione e ne diviene dominatore. Da qui la riscoperta della positività del futuro come obiettivo da raggiungere, oltre alla conservazione di sé, inteso come parte di una società omogenea. Dunque, la conservazione di quest’ultima diviene il fulcro per il quale l’istituzione agisce seguendo il concetto di biopotere che, secondo il filosofo e coniatore del termine Michel Foucault, è inteso come “l’insieme dei meccanismi grazie ai quali i tratti biologici che caratterizzano la specie umana diventano oggetti di una politica, di una strategia generale di potere”.