Il Posto più freddo

9 Marzo 2020

Ritrovarsi negata la possibilità di avere interazioni umane – che non siano necessariamente verbali – è stato un duro colpo per chi vive spesso momenti di elevata solitudine. Quest’ultima, a detta di alcuni, è una dimensione in cui è possibile ritrovarsi.  Invece, vi sono altri che la vedono come un momento di transizione verso la perdita totale di sé. Non è facile definire una soglia di stabilità al suo interno. Il problema sorge quando ci viene scagliata contro da conseguenze, da forze sottilissime, letali per alcuni, psicologicamente devastanti per altri. Quando al tutto viene aggiunta la possibilità della colpa, allora si può solo parlare di possibile crollo. Qui si parla di una solitudine imposta non dalle autorità o dalla politica sociale, ma dalla natura. Le cose dettate, all’uomo razionale non sono mai piaciute.

11 Marzo 2020

Stiamo vivendo un momento di solitudine globale. Che poi, mi sa tanto di un qualcosa che annulla il proprio senso, estendendosi alla moltitudine. Una solitudine del molteplice. Richiusi in casa a combattere con le armi che la globalizzazione ci ha dato in prestito. Giriamo per le deserte strade delle nostre città con fogli di carta che giustificano i nostri spostamenti. Mettiamo il bavaglio quando, per costrizione, dobbiamo avere interazioni con gli operatori sociali necessari. Si tratta di mettere in pratica un distanziamento sociale, non solo dalle proprie abitudini ma da quelle plasmate dalla società stessa.

13 Marzo 2020

In momenti come questi ci sono due possibili strade che le persone scelgono di perseguire: una è fatta di disciplina, l’altra di abbandono. Se vi è colui che cercherà di mantenere un ordine temporaneo nella propria vita, facendo tutto ciò che precedentemente era abituato ad eseguire, vi sarà anche colui il quale lascerà che il tempo scorra senza attribuirgli un valore funzionale. Il problema sorge quando non si ha la piena consapevolezza degli istanti.

14 Marzo 2020

La solitudine sorge anche quando, pur di rincorrere una piazza, ti ritrovi a vivere una realtà stretta, più o meno di 15 pollici. La piazza più grande mai esistita, pur sempre rivestita da materiale plastico, metallico e altra roba industriale. Un’estensione delle proprie emozioni a soccorso. Un separatore di sentimenti, comprensibili esclusivamente a quattr’occhi o al tatto, li rende futili alla sottile percezione umana.

15 Marzo 2020

Allora, ti ritrovi a dover lottare con qualcosa di più grande di te. Non sai come uscire da questa dimensione, a tratti schiacciante. Succede che, spinto dalla necessità vitale di respirare, vai alla disperata ricerca di ciò che permette di dare ordine, spesso anche all’estremo, alle proprie emozioni. Che sia una foto scattata dal balcone di casa o alla propria scrivania, che sia cucinare o leggere un libro, vale come tassello fondamentale verso una temporanea guarigione.

16 Marzo 2020

Date le circostanze, risulta più facile del previsto confondere la realtà dei fatti con ciò che ingloba la quotidianità. Osservare, da un punto di vista immaginario, quello che ci circonda attualmente è una costante. Un susseguirsi di eventi, notizie, piccoli cambiamenti non fanno altro che lacerare, anche se lentamente, il velo che ci divide dalla verità.

17 Marzo 2020

Queste percezioni, con il breve tempo, mutano, nel senso che divengono lentamente più sottili da cogliere, al punto di confonderle. Quando succede questo, vuol dire che la realtà che si vive non è più quella che sembra. Si distorce, si divide, si annulla quasi. Ma tu credi sia quella giusta da vivere. Credi sia quella di tutti i giorni, un insieme di abitudini. L’informazione che ne deriva aiuta i nostri sensi a coglierla come tale, ossia vera.

18 Marzo 2020

Nell’ombra delle proprie paure, una luce artificiale illumina le sfumature di un momento felice. Arriviamo a definire reali quei momenti di vita che nuotano nell’apparenza, come se fossero predisposti a nascondere l’incertezza degli stati d’animo effettivi.

21 Marzo 2020

È lunedì e, come ogni lunedì, succede che, nell’allontanare i pensieri negativi, la mente umana tende a suddividere gli istanti emozionali con quelli relativi alle facoltà intellettive. L’attenzione, come mediazione tra il sé e gli elementi esterni, è necessaria per spostare il flusso emotivo verso un unico. Ad oggi, per alcuni, ritengo il lavoro da casa come uno sfogo intellettivo da non sottovalutare nei confronti degli stress esterni.

23 Marzo 2020

L’informazione ossessiva è una di quelle cose che logora la mente. In determinate circostanze, la paura di sentirsi vicino al pericolo induce le persone ad analizzare brutalmente ogni parola detta o scritta proveniente dal mondo mediatico. Esistono le curve ascensionali delle possibilità, le analisi sull’espansione, la previsione, ma non la certezza che tale flusso possa investirti a prescindere dai dati. Non puoi sentirti in gabbia se hai le chiavi nel taschino.

26 Marzo 2020

Ogni giorno accogliamo, faticosamente nelle nostre vite, numeri, dati e differenze con quelli presentati precedentemente. Una vicinanza, seppur distante, sembra mettere in luce una lieve forma di empatia nei confronti delle persone tutte. Attendere, analizzare, o semplicemente annidare tali informazioni sono processi che, involontariamente, generano una sorta di conformità emozionale all’interno della struttura sociale, nel senso più esteso concepibile. Pertanto, risulta realmente difficile allontanare lo sguardo emozionale nei confronti di ciò che ci scaraventa verso la pura tristezza.

29 Marzo 2020
30 Marzo 2020
3 Aprile 2020
4 Aprile 2020
5 Aprile 2020

Un racconto degli istanti, narrato dall’insieme delle percezioni che mutano continuamente. Esse divengono lentamente più sottili da cogliere, al punto di confonderle. Quando succede questo, vuol dire che la realtà che si vive non è più quella che sembra. Si distorce, si divide, si annulla quasi. Ma si crede sia quella giusta da vivere, quella di tutti i giorni, ossia un insieme di abitudini. Il posto più freddo è la piazza che noi tutti stiamo attraversando. Una piazza priva gente, urla o canti ma colma di solitudine e tristezza.

Verso una nuova umanità

Napoli, 3 Marzo 2020

Dal primo caso di contagio da Covid-19 in Italia, il flusso della nuova malattia del ceppo di Coronavirus che circola tra la popolazione si estende sempre di più. Ad oggi, 18 Marzo, contiamo più di 20.000 contagi ed oltre 2000 persone decedute. La curva esponenziale preoccupa principalmente l’istituzione sanitaria del paese che si ritrova ad affrontare il duro colpo della mancanza di posti letto in dimensioni d’eccellenza del campo medico, come la Lombardia. Le autorità hanno ben pensato di mettere in atto dei decreti che stabiliscano la sicurezza tra la popolazione, attraverso dei provvedimenti di isolamento dalla società. L’uomo diviene nuovamente la causa per il quale tutto il meccanismo istituzionale si muove. Garantire sicurezza, attraverso la sottoscrizione di un documento che giustifichi gli spostamenti permette di stabilire una linea tra il buon cittadino e quello cattivo, dunque aiuta alla comprensione sociologica attuale. Molte regioni infatti richiedono l’ausilio delle forze armate per bloccare le futili volontà dell’individuo che non rispetta ciò che è stato decretato oltre a stabilire una circoscrizione territoriale al fine di contenere la possibile fuoriuscita o, in rarissimi casi, l’entrata del virus. Si tratta di mettere in pratica un distanziamento sociale, evitando l’agglomerato di cittadini in spazi pubblici, cosa che ne limita l’espansione. Successivamente, non resta che analizzare il risultato finale sperato dalle istituzioni tutte: quello di vedere la molteplicità degli individui capaci di comprendere il proprio status di cittadini solidali, arrivando anche a limitare la propria libertà personale al fine di garantire quella sociale. Da sentimenti quali la paura e l’incertezza generate da catastrofi come questa, l’uomo riscopre sempre un nuovo tipo di umanità. Solo quando si ritrova a fare i conti con la paura della propria finitudine, l’uomo acquisisce la consapevolezza della propria condizione e ne diviene dominatore. Da qui la riscoperta della positività del futuro come obiettivo da raggiungere, oltre alla conservazione di sé, inteso come parte di una società omogenea. Dunque, la conservazione di quest’ultima diviene il fulcro per il quale l’istituzione agisce seguendo il concetto di biopotere che, secondo il filosofo e coniatore del termine Michel Foucault, è inteso come “l’insieme dei meccanismi grazie ai quali i tratti biologici che caratterizzano la specie umana diventano oggetti di una politica, di una strategia generale di potere”.